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Il differenziale semantico
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IL DIFFERENZIALE SEMANTICO
Monitorare il cambiamento degli atteggiamenti

Per misurare il significato dei concetti, Osgood, Suci e Tannenbaum (1957) elaborarono una tecnica che va sotto il nome di "strumento di classificazione del differenziale semantico".
L'ipotesi degli Autori era che, per ogni individuo, il significato di un oggetto include non solo il più ovvio significato esplicativo che l'individuo può facilmente indicare, ma anche significati impliciti più sottili che l'individuo può descrivere meno facilmente.

Per misurare questi importanti significati impliciti di un dato oggetto, si ricorre ad un accostamento indiretto con il quale si ottengono dal soggetto valutazioni quantitative dell'oggetto stesso, in base ad un certo numero di aggettivi bipolari.
Il "significato" dell'oggetto per l'individuo è dato dal modello o profilo delle sue valutazioni sulle differenti scale di aggettivi. Osgood e Suci (1955) stabilirono tre fattori generali del significato, mediante un'analisi fattoriale delle valutazioni date a molti differenti oggetti in base alle suddette scale di aggettivi bipolari.

Il primo è un fattore valutativo, e lo si identifica soprattutto tramite le seguenti scale di aggettivi bipolari:
buono - cattivo; bello - brutto; dolce - agro; pulito - sporco; gustoso - disgustoso; pregevole - senza valore; gentile - crudele; piacevole - spiacevole; amaro - dolce.
Il secondo è il fattore di potenza; lo si identifica prevalentemente con le seguenti scale:
forte - debole; grande - piccolo; pesante - leggero; spesso - sottile.
Il terzo fattore è quello di attività ed è determinabile soprattutto attraverso le seguenti scale:
attivo - passivo; rapido - lento; caldo - freddo; vivace - tardo.

Dei tre fattori il più importante è quello di valutazione, che è anche il fattore corrispondente alla valenza delle componenti degli atteggiamenti.
Pertanto, se si calcolano i punteggi medi di valutazione di un individuo in base alle scale più altamente qualificate per la ricerca del fattore valutativo, si può misurare anche la valenza del suo atteggiamento verso qualsiasi oggetto.

Osgood ed i suoi collaboratori danno la dimostrazione del fatto che il differenziale semantico misura la valenza delle componenti - sia conoscitive, sia affettive - degli atteggiamenti.

[A] Ad un gruppo di soggetti si fecero valutare tre oggetti (il negro, la chiesa e la pena capitale) sulla base di cinque scale bipolari: giusto - ingiusto, pregevole - senza valore, piacevole - spiacevole, pulito - sporco e buono - cattivo.
Furono inoltre misurati, mediante una scala Thurstone, gli atteggiamenti dei soggetti verso i tre oggetti. Le correlazioni tra i punteggi valutativi ed i corrispondenti punteggi della scala Thurstone andavano da .74 a .82 e in un caso risultarono significativamente più bassi dei coefficienti di attendibilità ottenuti alla scala Thurstone.

[B] Il confronto tra i punteggi ottenuti nello studio degli atteggiamenti verso la rotazione delle colture, ricavati dalla somma effettuata su tre scale di valutazione (buono - cattivo, giusto - ingiusto, pregevole - senza valore) e i punteggi degli stessi atteggiamenti, ottenuti con la scala di Guttman, dette l'elevata correlazione di .78.
È, dunque, evidente che le scale valutative del differenziale semantico e la scala di Guttman misurano, in un grado notevole, la stessa cosa.

L'attendibilità del differenziale semantico quale test di atteggiamenti è pienamente soddisfacente. Le attendibilità test - retest dei punteggi ottenuti dalla misurazione degli atteggiamenti verso i neri, verso la chiesa e verso la pena capitale, nella ricerca sopra ricordata, furono, nell'ordine di .87, .83, e .91.
La validità del differenziale semantico come test di atteggiamenti è dimostrata dalle sostanziali correlazioni accertate tra i punteggi scalari valutativi ed i punteggi alle scale di Thurstone e Guttman.
Inoltre, i punteggi scalari valutativi di oggetti etnici consentirono di differenziare le persone che avevano ottenuto un alto punteggio alla scala "F California", da quelle che, invece, ne avevano ottenuto uno basso.

Osgood, Suci e Tannenbaum ritengono che la validità di previsione dei punteggi scalari valutativi può essere aumentata grazie alla combinazione dei punteggi ottenuti in base a scale che rappresentino i fattori di potenza e di attività.
Nello studio comparativo citato, un soggetto classificò il nero come malevolo, forte e attivo; un altro soggetto lo classificò egualmente malevolo ma debole e passivo. Da questi dati i ricercatori dedussero: "Benché questa ricerca non abbia offerto criteri di valutazione comportamentale, probabilmente il primo soggetto si comporterebbe, in una situazione di vita reale, differentemente dal secondo (e cioè: manifesterà paura e tenderà a sfuggire dalla situazione in misura maggiore dell'altro").

Testi citati:
OSGOOD C.E., SUCI G.J., TANNENBAUM P.H. (1957), The measurement of meaning, University Of Illinois, Urbana.
OSGOOD C.E., SUCI G.J. (1955), Factor analysis of meaning, Journal of Experimental Psychology, n.° 50, pp. 325-338.

Bibliografia essenziale sul differenziale semantico in lingua italiana
G. DE LANDSHEERE (1970), Introduzione alla ricerca in educazione, trad. it. La Nuova Italia, Firenze 1973, pp. 232-243.
D. KRETCH, R.S. CRUTCHFIELD, E.L. BALLACHEY, Individuo e società. Manuale di psicologia sociale, trad. it. Giunti Barbera, Firenze 1980, pp. 330-341.
A. ANASTASI (1961), I test psicologici, trad. it. F. Angeli, Milano 1973, pp. 728-729.
P. CORBETTA, Metodologia e tecniche della ricerca sociale, Il Mulino, Bologna, 1999, pp. 272-277.
A cura di Giuseppe Martini
Treviso, 6 maggio 2000.

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